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Avatar di raffaella_sullaterra

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Ti porto alcune considerazioni che potranno essere, forse, interessanti.

La prima volta che ho cambiato casa è stata quella di quando me ne sono andato da quella dei miei genitori.

Per me fu una liberazione. Avere una casa mia, con i miei spazi, i miei silenzi e soprattutto le mie regole. In quella casa misi un enorme telo in pvc sul muro dove appiccicavamo, con i miei amici, le foto di quello che facevamo, le locandine di concerti, e quanto altro.

La casa la presi che era vissuta e negli anni l'ho più volta ridipinta, modificata. Ho costruito muri, cambiato lampadari, rifatto da solo l'impianto elettrico. La casa cambiava insieme a come cambiavo io. Siamo cresciuti insieme.

Poi è arrivato il momento di mettere su famiglia e quella casa è diventata stretta, opprimente. Quella casa era il vecchio me, il nuovo me però non ragionava più al singolare, ormai ero una coppia. Così ho cambiato casa, e quando era tutto pieno di pacchi e mi apprestavo a portarli in auto per il primo di tanti viaggi... Ero felice, ma anche profondamente triste. Non stavo lasciando una casa, stavo salutando il me ragazzo, la spensieratezza, i tanti ricordi vissuti con le tante persone. Quella casa aveva avuto cura di tutto questo, era stata contenitore e protettrice del mio vivere. Quella casa era in qualche modo viva, una seconda pelle che mi stavo togliendo. Avevo fatto la muta.

La nuova casa era una casa a misura di famiglia, ma l'ho scelta perché mi permetteva di avere una men's cave. Nelle mie intenzioni dovevo ricreare quell'ambiente che avevo avuto con la vecchia, ma non si è mai realizzato nulla di ciò. Quella appendice è diventato un luogo di lavoro, bellissimo e tutto mio, dove poter piazzare ogni pezzo che mostra chi sono. Chitarre, libri, disegni... Ma... Non è casa. E' un luogo dove poter rifuggere ogni tanto, dove trovare momenti di pace, ma non è viva. E' più un luogo protetto, un deposito. La casa vera è dove sono con la mia nuova famiglia. Quella in cui righi il pavimento per un gioco esagerato, dove si fa la macchia per terra perché ti è cascato chissà cosa. Dove dormi, dove devi risolvere problemi, raccontare storielle della buona notte. Dove litighi. Ho capito quindi che casa è dove coltivi amore, sentimenti. Non dove tieni le tue cose, ma dove quelle cose assumono un significato rispetto ai momenti, belli o brutti, che vivi. La casa diviene così un simulacro capace di raccogliere e far riaffiorare un certo momento e un certo ricordo. Come se si impregnasse di tutte le tue sensazioni e potesse rifletterle come uno specchio opaco.

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